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"Veltroni salverà l'Italia?"

Le urne hanno dato il loro responso e per Veltroni, e tutto l’universo comunista italiano, inizia una lunga riflessione che ad oggi è difficile dire dove ci porterà. La sinistra non ha più rappresentanza politica in Parlamento, questo è certo, ma pensare che sia scomparsa non corrisponde di certo alla realtà delle cose. Nelle regioni, nelle provincie e nei comuni d’Italia, sono davvero tante le amministrazioni con al loro interno esponenti di quell’area. I sistemi elettorali presenti a livello amministrativo garantiscono ancora, a differenza di quello nazionale, rappresentanza politica nelle istituzioni anche ai partiti minori. Questa situazione, per quanto mi riguarda, rende meno esplosiva la realtà politica italiana. Infatti, per il mondo comunista e movimentista, da sempre di lotta e mai di governo, diventa più difficile prendere la deriva delle piazze e della lotta politica sotto ogni forma. La mancanza di una sponda istituzionale nelle Camere, con cui dialogare e grazie alla quale essere in qualche modo guidati e controllati, è in parte bilanciata dalla presenza nelle amministrazioni locali. Spetterà però a Veltroni, nel bene e nel male, aprire con quel pezzo di società un dialogo che eviti la deriva extra-parlamentare e cose assai peggiori. Il paradosso sarà vedere i comunisti obbligati a scendere a patti con il proprio carnefice se vogliono rimanere nell’alveo istituzionale. Oggi i movimenti, i no global e i centri sociali non hanno nessun riferimento politico che li controlli e che li guidi, e questo mi spaventa. Veltroni aprirà con loro un dialogo al fine di preservare l’Italia da lotte politiche senza se e senza ma, spostando fatalmente l’asse della sua opposizione a sinistra e lasciando il fianco centrista del suo elettorato nel mirino di Berlusconi. La sfida di Veltroni sarà quindi quella di salvare l’Italia dalla deriva extra-parlamentare dei (post) comunisti. Ne sarà capace?

Pubblicato il 18/4/2008 alle 18.14 nella rubrica la Politica.

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